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Il Cinevirus – Guida filmica alla quarantena

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L’arrivo di un virus sconosciuto e il conseguente allarme sociale ci rimandano dritti alla ferita dell’invasione. Si alzano mascherine, si abbassano saracinesche. In ogni altro essere umano potrebbe annidarsi l’invasore e ognuno cerca di issarsi sul piolo più alto della scala mentre l’allagamento cresce.

In questi giorni possiamo vedere attorno a noi e anche in noi stessi un grande campionario umano di sistemi difensivi rispetto all’invasione.

L’invasione è l’altro da me che vorrei lontano da me e che invece entra in me. Varca i miei confini e inizia a gestire il mio paese di testa sua. In questo caso il mio paese è soprattutto il corpo, anche se questo virus gestisce mica male anche il cervello.

Vediamo – così per fare due chiacchiere e ammazzare questo tempo prima che ci ammazzi lui – alcuni esempi di sistemi difensivi e alcuni rimandi al cinema che da sempre li ha riconosciuti.

Un primo modo di reagire all’invasione è la bulimia. Più aumento il me stesso, più diminuisco l’altro. Se ingrasso di 100 kg gli altri mi staranno più lontani. Se riempio la mia testa di “idee” già conosciute, già “mie”, evito che ne entrino di pericolose, appunto quelle degli altri.

La bulimia difensiva dall’invasione fa un’equazione:

Se ingrasso all’infinito, IO = TUTTO.
Se IO = TUTTO, allora: GLI ALTRI = 0.

La difesa dall’invasione, però, non sempre contempla il risultato finale:
Se GLI ALTRI = 0, allora: IO = SOLO.

Possiamo individuare i campi d’azione di questa bulimia difensiva in 3 sfere principali: MENTE, CORPO, COMPORTAMENTO. Imbarcare nella mente quantità esagerate di parole, di libri, di serie tv, di immagini, di musica. Imbarcare nel corpo quantità esagerate di cibo. Reiterare compulsivamente comportamenti che non ci permettono di contattare la nostra vera volontà, la nostra libertà.

First Man, Damien Chazelle 2018. Storia Neil Armstrong, qui soprattutto un papà cui  muore una figlia piccolissima. Ogni suo pensiero sarà rivolto alla luna e al viaggio da compiere per raggiungerla. Calcoli, studi, preparazione. Tutto il resto verrà sacrificato. Passione per la luna, certo. Ma anche evidente fuga dallo strazio. Il virus, qui, è il dolore infinito per la morte della bambina.

La grande abbuffata, Marco Ferreri 1973. Storia di un’autodistruzione attraverso l’eccesso di cibo. Tenere lontana la paura, tenere lontano il dolore. Mangiare fino a morirne. Il virus, qui, sono la noia e l’angoscia del vivere, con le quali non si vuole entrare in contatto.

Steve Jobs, Danny Boyle 2015. Storia di un uomo barricato dietro il lavoro, che lo ripara dall’avere quei contatti umani che tanto desidera ma che troppo teme. Anche qui la vita è così riempita dell’uguale a se stessi che non può contenere nessun altro. Il virus, qui, è l’amore e il bisogno di essere amati.

Ma a parte la famiglia di quelli che aumentano se stessi per spostare il nemico più in là, c’è la famiglia dei personaggi che il virus lo guardano dritto negli occhi e che lo affrontano nelle più diverse modalità. Vediamone alcune.

“Houston, we got a problem” – (Apollo 13, Ron Howard 1995)
Sono i neutri, quelli che affrontano il problema dalla loro finestra razionale. Razionalità deriva da ratio, che significa razione. Nel senso che è solo un lato della questione. Ma loro sembrano non saperlo e questo li salva dal virus come paura.

“Francamente me ne infischio” – (Via col vento, Victor Fleming 1939)
Quelli che sminuiscono il problema e bollano l’attuale sofferenza sociale come isteria collettiva. Qualunque mestiere facciano, a loro è chiaro che questa situazione è molto sopravvalutata, anche se non saprebbero fornire la più elementare definizione di virus.

“Sono il signor Wolf. Risolvo problemi” – (Pulp Fiction, Quentin Tarantino 1994)
Quelli che sanno loro come si fa. Se solo fossero a capo della Protezione Civile niente di tutto questo sarebbe mai capitato.

“Mi piace l’odore di napalm al mattino” – (Apocalypse Now, F.F. Coppola 1979)
Nessuna paura, la vita va presa di petto. Se non possiamo andare in pizzeria facciamo numerose e gremite feste in appartamento. Non ci toglieranno la gioia di vivere, quei bastardi dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

– “Non voglio metterti in imbarazzo, ma sono un chirurgo di una certa bravura, potrei aiutarti per quella gobba”
– “Gobba?…. Quale gobba?” – (Frankenstein junior, Mel Brooks 1974)
Negare, negare, negare sempre. È solo un’influenza è solo un’influenza è solo un’influenza…

“Una mattina sparai a un elefante con il mio pigiama. Perché andasse in giro con il mio pigiama non lo so” – (Animal crackers, Chico Marx 1930)
Quelli che vivono da un’altra parte. Problemi surreali con soluzioni surreali. Il tutto sembra funzionare perché da un punto di vista strettamente retorico in effetti è così.

“George, vuoi che ti tossisca addosso?” – (Virus letale, Wolfgang Petersen 1995)
Gli spiritosi. Non mancano mai. Ritengono di essere un filo più avanti degli altri perché sanno quando bisogna sdrammatizzare.  Meglio lasciarglielo credere. Se no vi tossiscono addosso per davvero 😀

Molti altri, lo so. Ma per questioni di spazio chiudo con i miei preferiti: quelli del controllo passivo dell’ansia. Osservano la situazione dal di fuori, come se non li riguardasse. E hanno una straordinaria capacità di dire cose vere e completamente inessenziali rispetto al momento.  Ecco qui.

“Quello che abbiamo qui è un fallimento della comunicazione” – (Nick Manofredda, Stuart Rosenberg 1967)
Ha molti fratelli simili, questo tipo. Parlano spesso di incomunicabilità, di problemi generali, universali, cosmici, senza mai entrare nel merito e tantomeno proporre soluzioni concrete. Sono bravissimi a non dire niente e ad avere sempre ragione.

“Tu non puoi reggere la verità!” – (Codice d’Onore, Rob Reiner 1992)
Il Governo sa tutto ma non ci dice niente. Perché la gente andrebbe nel panico. Non abbiamo idea di cosa stia succedendo in Cina ma giungono voci terrificanti e qui in qualche modo cercano di controllare le informazioni. Mica ti fiderai dei telegiornali!

“Molti di quelli che vivono meritano la morte e molti di quelli che muoiono meritano la vita. Tu sei in grado di valutare, Frodo? Non essere troppo ansioso di elargire morte e giudizi. Anche i più saggi non conoscono tutti gli esiti” – (Il Signore degli Anelli – La Compagnia dell’Anello, Peter Jackson 2001)
Mah, non so, forse, magari. Non si può mai dire. Non si sa mai. Questi personaggi hanno una lontananza quasi mistica dalle questioni di merito. Ma volano talmente alto che è impossibile ricondurli al loro specifico pensiero su una specifica cosa.

Chiudo con quelli avviliti dall’Italia. Dal suo sistema politico, sanitario, comunicativo. Siamo i peggiori del mondo e loro soffrono moltissimo perché sanno di essere migliori e di meritare di più. D’altro canto…
“Lascia perdere, Jake. È Chinatown”.
(Chinatown, Roman Polanski 1974)

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