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L’illogica allegria dei Tre Jolie

trejolie

 

Una delle sfide più ardite che ho incontrato nel mio breve percorso di insegnante di cinema, è stato trasmettere ai ragazzi la fertilità del dolore nel racconto delle storie. Di solito si pensa che considerare il dolore significhi sviluppare storie drammatiche, mentre per un percorso brillante si crede meglio evitare e ripiegare su territori più consolidati e sicuri.

È un pensiero molto frequente, splendidamente smentito da Illogical Show dei Tre Jolie.

I Tre Jolie non spiazzano per la loro creatività, ma per la loro sincerità. Di giocolieri danzatori e danzattori ne abbiamo visti decine, ma di così connessi al nostro cuore ne abbiamo contati pochi.

Per quel poco che capisco di teatro, il bersaglio del loro lavoro non sono i luoghi comuni, ma i riti consapevoli e non consapevoli cui partecipiamo. La differenza è che i luoghi comuni si giudicano, i riti si agiscono. E il loro teatro è pieno di azioni. È un flusso ininterrotto di azioni fisiche.

Uno inizia a fare una cosa, un altro si accoda e il terzo fa lo stesso. Questo insieme di azioni non si sa perché sia nato, ma è nato. E lo si segue per un motivo molto semplice: sopravvivere nel gruppo. Questo è il dolore con cui ci mettono a contatto i Tre Jolie. La paura dell’abbandono. Di non andare bene per il giro in cui siamo o in cui vorremmo entrare. Di non essere “giusti” abbastanza per la vita come deve essere.

Per questo il lavoro dei Tre Jolie non è meramente comico. Non ti massacra di sghignazzate perché continuamente affiora il disagio di chi resta fuori dalla vita e fa di tutto per rientrarci. Ed è molto chiaro, nel loro teatro, che il prezzo da pagare per aderire con successo al gioco del mondo è rinunciare a se stessi.

Dì che non senti dolore anche se lo senti. Prova a cantare in coro anche se non sai le parole. Difendi l’indifendibile. Sostieni l’insostenibile. Cambia parere se conviene. Sii incongruente quanto basta per andare bene per qualunque evoluzione la storia possa prendere. Credi all’incredibile, che siano il Personal Trainer o la Raccolta Differenziata. Fottitene di quello che sei. Dimentica quello che ami. Se vuoi essere nel Trio hai scelto di appartenere alle forme, all’imponderabile, hai sposato l’estenuante fatica dell’andare bene sempre per tutto e per tutti.

Illogical Show coglie nel cuore la fabbrica dei miti nella quale tutti ci troviamo e per la quale in qualche misura lavoriamo. Perché non siamo più capaci di vivere qualcosa senza farne una religione, di sentire un’identità senza farne una bandiera, di parlare insieme senza sentirci dei “noi” contro degli “altri”. Viene smascherata la profonda e inconsapevole religiosità del nostro tempo. L’ossequio delle palestre, l’essere conformi persino all’ambiente teatrale che vaneggia di essere anticonformista. Rigidità, stilemi, credo assoluti degni della più fulgida Inquisizione.

Sotto lo splendore delle loro gag pulsa la solitudine del passerotto caduto fuori dal nido, che molto presto verrà predato, o schiacciato da qualcosa e smembrato da file di formiche. Non sono teneri, come ho sentito dire. Sono chiarissimi nel raccontarci le nostre paure più nere. E a dispetto di quel che dice il titolo, sono logici. Assolutamente logici.

L’ultima nota è quella che mi ha colpito di più. Perché il J’accuse contro il sistema è una cosa che alla mia età non posso più vedere. Ma qui siamo tutti perdonati. Riconosciuti nella nostra paura di morire, di scomparire, di essere separati e segregati. Qui siamo amati, compresi, sentiti in pancia come tutti parte dello stesso cammino in salita che è la vita.

Grazie Tre Jolie per questa promettente apertura. Mi avete connesso a me stesso con il sorriso. E dopo aver tanto detto che nasciamo da una ferita perché l’utero è una ferita, stasera ho pensato che è una ferita anche un sorriso che si apre.

Ancora per qualche giorno vi si trova qui:
https://www.elfo.org/stagioni/20182019/illogicalshow.html

E sono contento di poter incoraggiare la gente a venirvi a vedere.
In bocca al lupo ragazzi.

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