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Cosa ci stiamo perdendo

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C’è una piccola storia che racconta il profeta Isaia, alla quale oggi ci sembra di poter rispondere al massimo con un sorriso. Quella in cui profetizza che un giorno il lupo dimorerà con l’agnello e un bambino li guiderà. Sappiamo benissimo che il lupo si mangerà prima il bambino – che se no corre a chiedere aiuto – e poi l’agnello.

Non è cinismo. E’ cronaca.

Nelle storie il lupo è cattivo da sempre e quando ha avuto a che fare con una bambina le ha mangiato via la nonna e voleva mangiarsi anche lei. Insomma, quel che ci sembra chiaro è che il mondo sarebbe bellissimo se ci fossero solo gli agnelli.

Ed è quel che accade nel nostro sistema comunicativo. Cinema, televisione. E naturalmente politica. Non siamo più capaci di gestire il lupo. In particolare il nostro cinema si difende in due modi: con alcune storie ne nega l’esistenza ben oltre le più elementari regole di logica, con altre si compiace della sua cattiveria. Dimenticando che il lupo non è né buono né cattivo. Il lupo ha fame e mangia come tutti noi.

La nostra paura del lupo non dimostra la sua cattiveria. Dimostra solo che abbiamo capito che le prede potremmo essere noi. Il lupo non è scemo, mangia l’agnello più lento. E’ per questo che gli agnelli che si salvano sono i più veloci, i più forti, i più avveduti. Perché un gregge sia forte deve perdere molto sangue. Niente che non sia morto almeno una volta può essere vivo davvero, diceva Maria Zambrano.

Ci siamo persi l’amorevole dono della morte. L’abbiamo rimossa come gli struzzi e con questo abbiamo rinunciato al suo aiuto. Che è l’aiuto del limite di ognuno di noi ed è  l’aiuto della verità che ci riguarda, cioè che i nostri giorni finiranno. Avere questa elementare, contadina chiarezza, provocherebbe una cascata di cose meravigliose.

Per esempio ci sarebbe evidente che se possedessimo la vita non la perderemmo così facilmente, quindi in realtà siamo noi che le apparteniamo. Difatti ci sono dati tempo corpo salute e psiche e niente di questo abbiamo progettato o comprato. E se lo abbiamo fatto in qualche Aldilà non ne siamo consapevoli oggi.

Alla fine del percorso di ognuno di noi c’è il lupo che seleziona. Anche questo non è cinismo ma solo cronaca. La morte non è cattiva, è solo molto dolorosa. Ma non sappiamo fare la differenza fra le due cose. Se aboliamo i lupi dalle nostre storie precipitiamo in un burrone di narcisismo e di perdita di contatto con la realtà.

Senza i lupi pensiamo davvero di non essere aggressivi, sviluppiamo facili filosofie del benessere interiore ma il lupo è libero e la rimozione che ne abbiamo fatto ce lo rende anche invisibile. Un vero regalo del gregge e il lupo ringrazia.  I diseredati, gli esclusi, i rottami della società, i nuovi poveri, i poveri da sempre… sono tutti nella sua dieta.

E’ incredibile come il nostro cinema se ne occupi – le poche volte che lo fa – con un gusto sentimental televisivo e con un approccio puramente estetico. E’ tutto un po’ addomesticato. Un po’ già visto. E li facciamo apposta i film già visti. Mettiamo i piedi solo dove conosciamo il territorio, così che siamo sicuri di non trovarci il lupo. E’ un modo per non varcare mai i confini di niente.

Mi manca, il lupo. Mi manca nelle storie italiane, da morire. Un lupo vero, quindi non inutilmente compiaciuto di una cattiveria che non ha. Un lupo doloroso e necessario, quindi sempre “giusto” nel corso delle storie e del tempo. Mi mancano storie sui lupi che ci abitano il cuore. Noi siamo così buoni che ora qualcuno mangia solo la frutta caduta dall’albero per non provocare dolore alla pianta. Bene. Prossimo passo mettere dei materassi tutti intorno all’albero per evitare traumi alla susina.

Finché non accettiamo le forze del nostro regno interiore, non lo potremo guidare. Il bambino di cui parla Isaia ci sta davanti. Sa che ci sono entrambi. Vivi e presenti. Gli agnelli sono agnelli e i lupi sono lupi. Gli uni hanno bisogno degli altri, perché ciò di cui la vita non ha bisogno muore e questi ci sono da sempre.

Auguro all’Italia di uscire da questo tunnel, di riprendere in mano se stessa, la propria intelligenza il proprio coraggio e tutto il talento che ha sempre avuto e che ha. Se come popolo ci guardassimo dentro, con tutte quelle che abbiamo passato e che stiamo passando, avremmo vagonate di storie pazzesche da raccontare…

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