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Novecento Storie

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Sento il bisogno di rimettere ordine dentro di me. Certe volte avverto come un distacco fra i miei pensieri e quello che mi circonda. Credo faccia parte della natura intrinsecamente narcisista dell’uomo raccontarsi un mondo e una vita che non somigliano nemmeno un po’ a quelle reali. L’esito di tutto questo è che alla fine non si capisce bene chi stia vivendo la vita che stiamo vivendo.

In questi casi sento opportuno rimettermi a contatto con le cose evidenti. Che ne so, quelle che mi sembrano assodate.

Una cosa assodata è il mare. La grandezza sconfinata del mare. Per me il mare è due cose: una zenitale sui miei piedini di bambino sulla riva e la voce della mamma che mi dice “Tu bagnati piano piano, solo i piedi. Vedi che non ti fa niente?” Solo molto tempo dopo avrei colto la potenza metaforica della voce della mamma in audio, dei miei piedini in video e dell’onda che veniva a coprirli con dolcezza per poi ritrarsi. La radice, i miei piedi e il futuro. Forse è da quel momento che ho cominciato ad amare il cinema. Molte cose si amano prima di conoscerle. Non sappiamo che ci sono ma siamo già giusti per loro.

Ecco, una cosa così mi sembra evidente: l’immensità del mare. E che nel mare ci sono cose misteriose e forti che sono le onde. E che sulle onde navigano delle cose meno grandi che sono le navi. E che nelle navi stanno esseri più piccoli che sono gli uomini e le donne. E che nella pancia delle donne a volte ci sono degli esseri ancora più piccoli che sono i bambini che devono nascere.

Mi sembra che il domani di un bambino sia costruito nel concreto da una piccola razione di cibo, compatibile con quella cosa piccola che è il suo stomaco. E se il domani di un bambino lo moltiplichiamo per tutti i bambini allora parliamo del domani del mondo. Senza queste piccole razioni di cibo che vanno in quei piccoli stomaci non c’è domani.

Può essere che domani sarà senza di me. Ma non può essere senza di loro, altrimenti semplicemente non ci sarà.

Quindi parliamo di orizzonti. Il mondo dopo di me è qualcosa che mi riguarda? Le giornate di sole che non vedrò, i profumi che non respirerò, la musica che non ascolterò. Il cinema che sarà fatto oltre il limite della mia vita. Mi riguarda questo futuro assoluto che per me è out?

Qualcosa mi dice che questa non è una domanda sul futuro: è una domanda sul presente. A cui devo rispondere ora.

Un’altra evidenza è la grandezza del pianeta. I quasi 7 miliardi che lo popolano. Ed è altresì evidente la grandezza del potere che governa il mondo. Mentre – per esempio – 900 persone come si fa a dire se sono tante o poche? Viste da Astrosamantha sono meno di un micron. Quanto ci vorrà a mangiarsele per i pesci? Consideriamo pesci grossi, mica occhiatine e cefaletti. In quanto se li saranno mangiati? Un giro di poche ore forse. Da quando comincia a spargersi il sangue è questione di poco. 900 persone. 900 storie. Moltiplicate per tutti coloro che queste persone conoscevano, nella storia delle quali queste morti sono entrate per sempre.

Sì, ma siamo comunque 7 miliardi. La Casa Bianca è lontana. E anche il Parlamento Europeo.

Allora supponiamo, dato che ci piace il cinema mi pare. Tra questi 900 passeggeri ci sono alcuni – molti – bambini. Da una scuola per bambini superdotati – segretamente costruita in Siria per esempio – sono fuggiti 10 ragazzini. Ragazzini selezionati nei diversi paesi del mondo per doti assolutamente superiori. Due di loro avevano appena finito uno studio e lo avrebbero a giorni presentato: il vaccino contro il cancro. Definitivo. Indolore. Senza effetti collaterali. Lo vedete il film? La CIA intercetta la cosa. Dispiegamento di forze. In poche ore capiscono che si sono imbarcati. Le case farmaceutiche vogliono quei due bambini. Come si dice in questi casi? “Vivi”.

Vedo la Casa Bianca avvicinarsi rapidamente a quel barcone. Mezzi stratosferici per salvare quei due bambini che cambieranno la storia del mondo. Fine del film, lascio i diritti a chi vuole.

Sta di fatto che questi bambini sono diventati importanti. Perché hanno in mano il futuro. Nel film vero, quello dell’altra notte, non c’era la CIA. Ma quei bambini sì. Perché ognuno di loro poteva essere il futuro. Perché in ognuno di loro poteva esserci il genio che avrebbe risolto la storia. Oppure – più facilmente – erano bambini normali. Che avrebbero contribuito alla storia. E risolto la loro.

Perciò torno su quella spiaggia, con la mamma. E sento che ha fatto un’altra straordinaria cosa per me. Ha fatto del mare una cosa più piccola della mia grande paura. Ha stabilito un ordine che avrebbe reso possibile la vita. Si era occupata di passi futuri, che avrebbe visto o non visto, a seconda di come sarebbe andata la vita.

Auguro al pianeta di diventare madre e di preparare il futuro. Auguro al Potere sparso ovunque nel mondo di riconoscersi nel servizio che è la sua vera natura. Di ricominciare dalle cose piccole, necessarie, quotidiane. Oggi il Potere deve liberare la propria potenza nel dare a ognuno di quei piccoli stomaci il piccolo pasto che gli serve. E tutto il resto, ovviamente. Galleggiamento, scafo, motore. E rotta.

One comment on “Novecento Storie

  1. Franco Bellino ha detto:

    carissimo Giovanni, mi sembra giusto completare il tuo intenso scritto, con queste note prosaiche che ho spedito pochi minuti da a Scalfari :

    Caro Eugenio, ieri ho scritto questa lettera al Direttore di uno dei due quotidiani di Venezia “La Nuova” che l’ha subito pubblicata :

    Gentile Pierangela

    da mesi vorrei scriverLe questa idea, ma non l’ho mai fatto per timore di essere ridicolo.

    Però oggi sento che il mio timore di apparire ridicolo è, lui sì, ridicolo.

    Ecco l’idea : ci sono centinaia di migliaia di persone che si imbarcano dalla Libia e dal Nord-Africa per venire in Italia.

    Pagano cifre incredibili e rischiano di morire. Solo ieri 700, forse 900.

    Il blocco navale, dice Renzi non servirebbe a nulla e il progetto di impedire gli imbarchi ad oggi non ha prodotto nulla.

    Chiedo : non potrebbero le navi da crociera di tutte le Compagnie, fare almeno un viaggio a vuoto,

    andare (protette se necessario) ad imbarcare migliaia di disperati ? Non so dove potrebbero sbarcarli.

    Ma dovunque fosse, in tutta Europa come mi sembrerebbe giusto, o in Italia come sarebbe probabile,

    almeno li sbarcherebbero sani e salvi. Il problema immigrazione rimane, ma si salvano migliaia di vite umane.

    E si toglie un indegno guadagno agli scafisti. Salvare migliaia di vite umane è un’idea così insensata ?

    Franco Bellino

    Il commento del Direttore “La sua idea non è affatto insensata. E’ certamente ardita

    e credo che farebbe fatica a farsi largo tra le mille problematiche ecc.ecc.”

    non produce però proposte concrete d’azione.

    Un altro giornalista Cesare Lanza ha così simpaticamente commentato :

    “Caro Franco, ma davvero pensi che il desiderio di salvare tante vite umane possa miracolosamente prevalere sul business legato ai barconi della disperazione, agli scafisti (belve umane) e all’inerzia, l’incapacità, i meschini interessi della nostra classe politica ?
    Lasciamo perdere poi il progetto/sogno delle navi da crociera. Pubblico la tua lettera perché non è ridicola : è meravigliosamente ingenua”.

    Va bene, siccome “business is business” azzardo : un’operazione così ardita di good will (come si dice nelle meeting-room) non potrebbe essere per Costa Crociere un’idea per recuperare un po’del credito naufragato ?

    Io non conosco nessuno sui ponti di comando di Costa, di MSC e delle più importanti Compagnia di crociere che operano nel Mediterraneo. Però vedo che ogni giorno investono milioni di Euro in pubblicità per promuovere le piscine di bordo, i pantagruelici menù e le escursioni a volte rischiose.

    Forse se qualcuno gli suggerisse l’idea di un ragionevole investimento umanitario,
    magari i loro manager$ ci vedrebbero una straordinaria opportunità di Brand Awareness e Crisis Management (come dicono loro). Forse.

    Chi può parlargli, secondo me dovrebbe provarci.

    Franco Bellino

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