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Lo spunto di oggi – Comunicazione e democrazia

 

Grazie all’amica Francesca che mi ha passato il testo di questo vecchio discorso di Giulietto Chiesa. Mi sembra una riflessione interessante e ne condivido l’inizio volentieri.

“Pochi sono coloro che possono vedere nel suo insieme il panorama attuale del pianeta. Ma questo non significa che nessuno veda quel panorama. Coloro che dispongono dell’informazione hanno molte più possibilità di vedere. E non solo il presente, ma anche una parte, spesso non piccola, del futuro.

E’ vero però che l’enorme massa della popolazione, inclusi molti fra coloro che prendono decisioni e hanno potere, non hanno quell’informazione. Perché? Perché viviamo in un sistema della comunicazione, e non solo dell’informazione, che non ci restituisce neanche lontanamente il mondo in cui viviamo, anzi ci offre un mondo totalmente falsato, impedendoci di vedere che cosa accade.

Facciamo qualche esempio. Noi italiani abbiamo saputo tutto del delitto di Cogne, della mamma che forse ha ucciso il suo bambino. E’ stato l’argomento centrale di giornali, telegiornali, trasmissioni di evasione e talk show. Insomma, è stato l’evento più commentato, analizzato, discusso dai media nei primi mesi del 2002. E, quindi, dalla gente. Qual è il peso specifico di questo dato? Influisce sulla “coscienza” collettiva? Non c’è dubbio che influisca pesantemente, in molti sensi. Ma ce n’è uno che balza subito agli occhi: la mamma di Cogne, occupando le prime pagine di tutti i media per un mese intero, ha, in questo incolpevole, oscurato il resto del pianeta. Che è sparito sotto quel lenzuolo funebre, inclusi i bombardieri strategici americani che stavano bombardando le vallate dell’Afghanistan.

Casi del genere, anche più clamorosi, sono la norma. Prendiamone uno, a riprova che l’intero sistema della comunicazione – informazione è costruito e funziona per prendere tutti noi per i fondelli e menarci dove “loro” desiderano. Tutti i giornali e i telegiornali italiani, i più importanti (ma anche i meno importanti), Repubblica, Stampa, Corriere della Sera, Tg1, Tg2, Tg3, Tg4, Tg5, Tg6 e Tg7 a metà novembre, quando i tagiki arrivarono a Kabul e la “conquistarono”, ci hanno raccontato che le donne afghane si erano “finalmente” tolte il burka e gli uomini si erano “finalmente” tagliati la barba. Ora, come è noto, erano notizie false, ma dire questo non basta. Non basta neppure dire che avrebbero dovuto saperlo, coloro che le scrivevano, le pronunciavano e le pubblicavano, che si tratta di notizie false. Anch’io sono un giornalista e anche a me è capitato di sbagliare una notizia, di arrivare tardi su un fatto, di dare un’interpretazione sbagliata, ma succede un giorno e succede a una persona.

E’ possibile che tutti i giornali e tutti i più importanti mezzi di comunicazione di massa ci abbiano raccontato, per caso, per incidente, per incomprensione, per settimane intere, due notizie completamente false? Non può essere stato un errore. I direttori di tutti i giornali e telegiornali hanno mobilitato i migliori editorialisti per raccontarci queste due balle per settimane intere. Non è un caso. E’ solo l’esempio più clamoroso che l’intero sistema della comunicazione funziona non in base alla verità, alla correttezza informativa, ma allo scopo di diffondere notizie funzionali a una certa interpretazione della realtà a vantaggio di altre, più funzionali agli schemi del dominio, più comode da raccontare.

Qualcuno dirà che è sempre stato così. Io invece dico che non è sempre stato così. Quello che sta accadendo oggi in questo campo è molto, molto diverso dal passato. Stiamo vivendo un’epoca storica nuova, siamo di fronte a uno snodo della storia. Non succede spesso. Spesso accade che per lunghi periodi non ci siano grandi cambiamenti strutturali. Noi invece siamo proprio nel bel mezzo di un immenso cambiamento strutturale. E’ essenziale capire questo, in primo luogo. E, in secondo luogo, capire che, di questo mutamento strutturale epocale, la comunicazione e l’informazione sono gli strumenti decisivi, ne sono il perno, la base.”

Giulietto Chiesa, da una relazione al Circolo Agorà di Pisa del 21 marzo 2002.

 

 

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