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Lo spunto di oggi – C’è solo una cosa che non so

Belli eh ? Sono un fascio di neutrini. Andare ad Avellino e mangiare con Pasquale serve anche a questo. Che poi ti porti dietro i neutrini. O meglio, quel poco che ne hai capito. Particelle subatomiche. Che possono essere sparate da una parte all’altra di una montagna e arrivare immediate e precise sul bersaglio. A cosa serve tutto questo? Domanda sbagliata. A risolvere situazioni che oggi non immaginiamo. A costruire un progresso che oggi non si vede. In ogni caso già oggi servono… a contemplarne la bellezza.

Poi il discorso con Pasquale si ramifica. Cerca di far entrare nella mia povera testa come si possa togliere da un pavimento una piastrella che non c’è. Stiamo parlando di antimateria. Per un Giovanni di materia adesso so che esiste un anti- Giovanni (sono molti più di uno, ma a Pasquale non lo dico se no gli crolla tutto il sistema). L’anti – Giovanni esiste, a sentire lui. Solo che i suoi anti – atomi non sono organizzati in modo speculare al Giovanni di materia. Sono alla rinfusa, casuali. Quindi possiamo dire che non  prenderà mai vita. Tuttavia si tratta di casualità. E’ lì che Pasquale mi mostra il bicchiere. Se nel mezzo bicchiere d’acqua versi mezzo bicchiere di vino rosso, esiste una probabilità che il rimescolamento casuale porti il vino ad essere completamente separato dall’acqua. Non succede mai, ma potrebbe succedere. Quando me lo dice penso alla bellezza della cosa. Perché ovviamente non immagino il vino e l’acqua separati sotto e sopra. Li immagino separati in verticale, in diagonale, a scalini… e intanto Pasquale va avanti ma per me è inarrivabile. Però penso a una cosa che avevo sentito molti anni fa: Poesia è cercare nel buio qualcosa che non c’è. E trovarlo.

La sera prima era stata un’altra galoppata. Questa volta spirituale. Jay ci ha fatto percorrere tutto un mondo parlando di buddismo e del suo personale tragitto. Che l’ha portata, per esempio, ad avere un’esperienza vegana prima di ridefinirsi vegetariana. Da quel poco che ho capito, essere vegani comporta un dispendio di tempo notevolissimo. Ricette impegnative per i tempi dilatati di decantazione, di attesa, di preparazione effettiva. E pare che la questione sia anche parecchio costosa. Non ne so niente per cui mi astengo da qualunque valutazione. Ma mi resta una vaga sensazione: che per essere vegani occorra avere molto denaro e niente da fare. Naturalmente non sarà così, perché se lo fosse sarebbe in flagrante contraddizione con ciò di cui necessita il pianeta: di gente che sappia consumare poco e darsi un sacco da fare.

Poi ci sono i ragazzi di Vernicefresca con i loro mentori, Ross e Max. Che sono ogni volta apertissimi a raccogliere e a restituire. Non me ne vorrà Pasquale, ma pensando a Vernicefresca capisco meglio l’antimateria. Perché per certi versi Vernicefresca è l’anti-mondo. Un posto innamorato e amorevole, un’isola senza ombrelloni né orpelli. Niente creme per il sole, niente gelatini. Essenziale, sicura della bellezza di ciò che cerca. Senza parole in più. Mi viene in mente qualcosa su tutte le volte che sono l’anti-me. Ma mentre ci penso eccomi all’aeroporto. Napoli Capodichino.

Lui è lì, seduto al gate per Linate come me. Avrà circa 55 anni. Un bell’uomo. Una ventiquattrore e un i-phone. Parla a voce alta, anche se non altissima. Dice che c’è solo una cosa che non sa. Ma non riesce a dirla perché dall’altra parte evidentemente hanno molto da parlare. Lui pensa che sarebbe meglio scrivere Giardini Naxos tutto in maiuscolo. L’allegato non lo può vedere perché non glie lo apre l’i-phone. (Brivido di goduria per me e il mio Nokia preso con i punti). Comunque basta chiedere all’Antonella. All’Antonella. Milano conclamata. Parla e tiene le gambe allungate. La gente comincia ad assembrarsi e tutti devono scansarsi, fare il passo alto o lungo perché le sue gambe rimangono distese. Non è maleducato, è solo che sente il mondo come casa sua e adesso credo che si trovi in salotto. Meglio lì che altrove, mi dico.

Poi saliamo. La gente si incastra fra i sedili e non riesce a raggiungere il proprio posto. Parte il suo commento ad alta voce: perché uno che ha il posto 24 sale dal davanti? Ma che testa ha? Durante il viaggio le sue gambe non possono estendersi, quindi lo si vede e lo si sente smuflare. Sbadiglia, sbuffa, sospira. Tutto in stereo. E naturalmente sulla navetta che ci porta all’uscita a Linate, riaccende l’i-phone. Adesso l’allegato glie lo apre (accidenti). Lui voleva dire che c’è solo una cosa che non sa: se la questione è vincolante o no. Ecco, ora che ho capito mi sento più sereno e posso lasciarlo alla sua storia e proseguire per la mia.

Antimateria. Neutrini. Buddismo. C’è solo una cosa che non so. Provo a dirlo a mezza voce. Che senso di sicurezza che dà. Quel “solo” detto così, strisciato tra i denti con una esse lunghissima. Superato lo scivolo di quella esse tutto è saputo. C’è ssssolo una cosa che non so. Le altre le so tutte. I neutrini, i vegani, l’antimateria. Ma Giardini Naxos… va tutto maiuscolo?

2 comments on “Lo spunto di oggi – C’è solo una cosa che non so

  1. massimiliano ha detto:

    essere contemporaneamente con te, jay, pasquale e ross, all’isola vernicefresca, è stato come cenare con i fantastici quattro!!!

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  2. jay ha detto:

    Hey, grazie per la giornata di stage…
    Sei veramente bravo! =)

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