Lo spunto di oggi – Esperienza, narrazione e vita quotidiana. Paolo Jedlowski


“(…) Ma la realtà può essere interpretata in modi diversi. Il modo più comune è quello di adattarsi al senso comune, cioè al modo di intendere la realtà – cose che possono o non possono accadere, tipi di personaggi, trame plausibili e così via – che riteniamo sia ovvio entro le cerchie sociali a cui apparteniamo. La maggior parte dei racconti che facciamo usualmente nella quotidianità sono di questo tipo. E’ vero che, se raccontiamo qualcosa, è di solito perché vi è qualche cosa di nuovo, o quanto meno di ignorato dall’interlocutore. Dopo tutto, di quello che l’altro già sa non si parla. Ma in gran parte i racconti che ci facciamo quotidianamente sono il modo con cui ogni novità è ricondotta nell’alveo della familiarità.

Poiché il senso comune è una costruzione sociale (mentre sembra essere “dato”, in verità siamo noi stessi a riprodurlo costantemente uniformandoci a quelli che pensiamo debbano essere i suoi contenuti), gran parte dei racconti quotidiani sono esattamente il modo in cui questa costruzione viene realizzata: un continuo tessere e ritessere i contorni della realtà accordandoci con gli altri sulle versioni plausibili, riconducendo ogni cosa a tipi di accadimenti, di personaggi e di trame sulla cui interpretazione pensiamo non vi sia alcun problema.

Ma il senso comune è una costruzione strana. Come scriveva Alfred Schutz, corrisponde alla sospensione del dubbio che le cose possano stare altrimenti da come è ovvio pensare che stiano. L’esistenza umana però è costitutivamente dubbiosa, sia per la precarietà di ogni nostro padroneggiamento della realtà, sia per l’infinito a cui si rapporta. Tale infinità è innanzitutto l’infinità dei significati che il mondo e la vita possono assumere. La vertigine dell’infinito – il sospetto cioè di una radicale indeterminatezza dell’esistenza, di un suo eccesso costitutivo rispetto alla nostra capacità di attribuirvi significato – è ciò che il senso comune è chiamato a fugare.

Stabile in apparenza, il quotidiano cela così in sé un dinamismo: il suo elemento motore è il ricorrente addomesticamento del mondo, il desiderio di rimuoverne tutto ciò che è inquietante, cui si accompagna l’altrettanto ricorrente tendenza a nascondere il processo di addomesticamento in se stesso, in modo che quello che è in fondo un lavoro di occultamento e di rimozione dell’ambiguità delle cose appare alla fine come semplice adattamento alle cose “come stanno”. Un adattamento che, in breve, può essere descritto come un processo di de-problematizzazione dell’esperienza. Il vissuto è padroneggiato, sì, ma ne è espunto ogni elemento di problematicità.”

Ragazzi… ma quanto bravo è?

Pubblicato da Giovanni

Mi chiamo Giovanni Covini. Faccio il filmaker e mi guadagno da vivere insegnando cinema. Nel 2006 ho vinto un David di Donatello e un Nastro d’Argento per Un Inguaribile Amore, documentario visibile attraverso il link sulla mia homepage. Nel 2012 ho pubblicato Le Ferite dell’Eroe, per Dino Audino Editore. Nel 2017 lavoro ad una docu-fiction sul rapporto fra Cristiani e Musulmani, attraverso il Romeo e Giulietta di Shakespeare.

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