Radiografie – The Social Network, di David Fincher

Una delle cose che ripeto più spesso, anche in questo piccolo spazio, è che una storia è sempre la storia di qualcuno. Quel qualcuno che assegna valore ai fatti e nel quale ci identifichiamo. Del quale assorbiamo le proiezioni e le emozioni, sicché la sua storia – per la durata del film – diventa anche la nostra. Quando sentiamo il sentire di un altro, si chiama empatia. Fare esperienza di un’esperienza che non è la nostra. L’ultimo film di Fincher sembra sfidare questo presupposto di funzionamento narrativo. Perché il mondo algido e livido che ci presenta non favorisce la nascita di alcun rapporto emotivo fra noi e i personaggi. E nemmeno fra un personaggio e l’altro. Alla fine non sai cosa speri. Non sai per chi fare il tifo. Non sai chi saresti all’interno della storia. Fondamentalmente perché l’interiorità dei personaggi è compressa e nascosta da qualche parte.

Pubblicato da Giovanni

Mi chiamo Giovanni Covini. Faccio il filmaker e mi guadagno da vivere insegnando cinema. Nel 2006 ho vinto un David di Donatello e un Nastro d’Argento per Un Inguaribile Amore, documentario visibile attraverso il link sulla mia homepage. Nel 2012 ho pubblicato Le Ferite dell’Eroe, per Dino Audino Editore. Nel 2017 lavoro ad una docu-fiction sul rapporto fra Cristiani e Musulmani, attraverso il Romeo e Giulietta di Shakespeare.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: