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Radiografie / Locarno 2007 – Waitress, di Adrienne Shelley

 

 

 

    E’ difficile parlare di questo film senza pensare ad Adrienne Shelley e alla sua allucinante fine.  Disturbata dai rumori dell’idraulico che lavorava nell’appartamento vicino e che svegliavano la sua bambina neonata, Adrienne era andata a protestare. Nel diverbio che ne è seguito è stata uccisa dall’operaio. Oltre che alla sua bambina, aveva appena dato la vita al suo film, che era pronto per il Sundance.

    Così, è fastidiosissimo parlarne bene. Ma a volte bisogna fare anche le cose fastidiose.  E per quanto sconvolgente la fine di Adrienne Shelley, essa non costituisce il solo motivo di imbarazzo nel parlare di questo film. C’ è qualcosa che non riguarda questo lavoro, riguarda il cinema di casa nostra, quello che sappiamo fare o meglio quello che riusciamo a fare. Ma vorrei partire dalla storia, che di per sé è molto semplice.

    Una cuoca di straordinario talento sogna di vincere una competizione culinaria, con premio di 25.000 dollari. Ha un marito grossolano e un po’ violento, mai uscito dall’egocentrismo che contraddistingue l’infanzia. Il premio sarebbe per lei il modo per fuggire dal suo matrimonio. Ma scopre di essere incinta e si ritrova topo in trappola. Non vuole questo figlio, e tanto per semplificare le cose durante la gravidanza si innamora perdutamente del suo ginecologo. Non svelo oltre.

    Mi preme parlare dell’atteggiamento di fondo che traspare dalla realizzazione di questo film. E’ una commedia, girata e fotografata nel più classico dei modi. E’, manco a dirlo, strutturata in tre solidi e scanditi atti. E’ insomma tutt’altro che un prodotto che cambierà il mondo, e nemmeno quello cinematografico. Ma…. è fatta bene. Meravigliosamente bene.

     Ci sono film che globalmente funzionano. Commedie che nel complesso troviamo soddisfacenti, e che magari ottengono anche un certo riscontro di pubblico. Poi ci sono film, molti di meno, che non sono belli solo globalmente. Sono belli millimetricamente. Non sono stati scritti e girati solo con una visione d’insieme, ma con il microscopio. Ogni scena di questo film è scandita con consapevolezza e lucidità. Una lucidità che passa intatta come una scossa elettrica dalla mano di chi ha scritto a quella di chi ha girato – in questo caso la stessa – al cuore di chi ha recitato.

    C’è, di diverso dal cinema che si fa in Italia – ma non è un atto d’accusa e dirò il perché – una serietà assoluta anche nella leggerezza dei modi. C’è la consapevolezza che non si ottiene alcun risultato cinematografico se non all’interno di una precisione chirurgica. Ogni battuta è un beat, ogni beat è uno spostamento psicologico del personaggio. Ogni scena ha uno scopo, ogni singolo obbiettivo trova senso solo all’interno del tema di fondo del film.

    L’esito di tutto questo ? Un film dolcissimo, scorrevolissimo, tutto naturale, come se non fosse stato scritto, come se non fosse recitato. Questo dovrebbe essere l’obbiettivo ogni volta che si gira. Sparire nella storia, darsi completamente al servizio della necessità profonda della storia che raccontiamo. E veniamo a noi.

    No, in Italia un film così non si può fare. E’ un film che non costa molto, per la verità. E difatti il problema non è certo economico. Non è nemmeno un film pro o contro qualche governo: non darà mai fastidio a nessuno e non è certo un film scomodo. Difatti non è nemmeno per questo che in Italia non si può fare. E’ una sceneggiatura tecnicamente avvitatissima, scriverla non è facile, ma gli sceneggiatori bravi in Italia ci sono. Regia e fotografia sono coerenti e ben fatte, ma anche in Italia c’è chi sa fotografare e girare.

    Non è questo, purtroppo. Secondo me è qualcosa di più antico, di non solo cinematografico.  E’ che non siamo liberi. Siamo paralizzati dalla paura di fare il film sbagliato. Devastati dal numero di pellicole mai arrivate in sala, mai comprate da Sky. E più in generale, culturalmente… non siamo liberi  di fare il film che abbiamo voglia di fare. Quello che ci assomiglia e che verosimilmente la gente vorrebbe vedere. Non si deve scontentare nessuno e alla fine sono scontenti tutti. Parlando con alcuni registi italiani hai quasi la sensazione che il film lo si debba girare nonostante il produttore. Guardando i film italiani hai la sensazione che ci siano quattro attori che sanno fare tutto e tutti gli altri che non sanno fare nulla. E perché gli altri paesi ne hanno così tanti diversi e interessanti ? Come hanno fatto quelli di Waitress ad avere attori formidabili fino alle comparse ?

    Ma l’Italia, così bastonata al Festival di Venezia, non è messa male come sembra. E’ piena di talenti, anche se forse non hanno le stesse possibilità di crescere tecnicamente come all’estero. E’ che non abbiamo più voglia di sognare, produciamo fiction da prima serata e il nostro cinema si sta piallando paurosamente sulla televisione. E’ che non facciamo più un film per la felicità di farlo, ma per riuscire a passare indenni dai filtri della tutela dei minori, dal parere della Chiesa, dai commenti dell’Arcigay, dall’Associazione Consumatori, dalla difesa dei diritti delle donne, dei disabili, delle minoranze etniche…. insomma cerchiamo di fare film nonostante il pubblico che lo vedrà.

    Guardo il sorriso così dolce di Adrienne Shelley. Penso alla fine improvvisa che certo non immaginava di fare. E mi dico che la sua vita ci insegna a fare un film. A farlo davvero. Quello che abbiamo nel cuore. Perché lei l’ha fatto. E quello che ci lascia adesso è un dono bellissimo, che darà allegria e tenerezza a tante persone che lo vedranno. Perché quando succedono cose così, ti rendi conto che tutte le paure erano niente, e che avevano davvero la forza che gli davi tu. 

2 comments on “Radiografie / Locarno 2007 – Waitress, di Adrienne Shelley

  1. giorgio ha detto:

    Ho letto l’articolo dopo aver visto il film e dopo aver saputo della morte della povera regista.
    Inutile dire che sono rimasto estasiato dalla bellezza della semplicità e della scorrevolezza del film ma mai sarei riuscito ad esprimere le sensazioni che mi ha provocato nel profondo questo visione. Grazie per aver dato parola ai miei sentimenti..

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  2. Anna ha detto:

    Che commento importante. La curiosita’ di vedere questo film e’ immediata.
    Noi aspettiamo anche di cimentarci con la durezza dell’acqua, sebbene non saremo – almeno, parlo per me – in grado di scrivere un commento altrettanto preciso e dettagliato.
    Ci bastera’ gustarci il film, la storia, le immagini, i personaggi.
    Ti abbraccio. A.

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