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Radiografie – La guerra dei mondi, di Steven Spielberg – prima parte

 

 

 

    Ho sentito una marea di commenti su questo film. Il tenore medio non era granché lusinghiero: ma come fanno a vedere ancora questa roba, ma che palle ancora un film con i mostriciattoli dallo spazio, noiosissimo, recitazione imbarazzante, ma con tutte le storie che può girare Spielberg….
Poi finalmente, con un ritardo iperbolico, sono riuscito a vedere questo film. E voglio provare a radiografare proprio il punto sul quale, presso la gente, pare cadere di più: la superficialità disperante della storia.

    Intanto mi chiedevo che cosa sia la profondità al cinema. Quand’è che secondo noi un film è profondo, comunica qualcosa di veramente intenso. E ho pensato che forse la cultura generale, la scuola soprattutto, ci ha messi in un clima per cui il film è profondo se manda un messaggio profondo, è bello se manda un messaggio edificante, è commovente se veicola il nostro tema ideologico di appartenenza.
Non so, non riesco proprio a entrare in sintonia con tutto questo.

    Un film è profondo, secondo me, se vengono coinvolte profondamente le tre umanità che gli danno vita: quella dell’autore, quella dei personaggi, quella del pubblico. Se fra questi tre gangli vitali nasce uno scambio intenso e sincero, non importa su quali basi ideologiche, filosofiche o artistiche esso avvenga. Definirei l’accensione di questo motore uno sforzo d’amore.
Vado con la mente allo scadere dei primi dieci minuti del primo atto del film.

    La bambina è a casa del papà, insieme al fratello. I genitori sono divorziati e adesso la mamma aspetta un altro fratellino dal nuovo compagno. Il film quindi non comincia dalla storia principale, ma entra di sbieco nel dramma. Come dire che sarà pure fantascienza ma i nostri piedi sono ben piantati per terra, nei nostri problemi reali. Una partenza così sta a significare: osservate bene questi extraterrestri perché saranno tutt’altro che degli extraterrestri, saranno il segno esteriore di un movimento interiore, di un problema annidato nel cuore dei personaggi.
Nessun film di genere, se è un buon film, è solo un film di genere.

    Se la storia principale fosse davvero il cuore di un film cos’avremmo a che vedere con i western ? La gran parte di noi non si recherà mai nella vita nemmeno in posti vagamente simili a quelli in cui si svolgono le storie di cow boys. Quindi torno alla fine della prima sezione del primo atto, al volgere del decimo minuto, e scopro che la bimba si lamenta con il papà (Tom Cruise) perché ha una spina nella mano. Il papà si offre di togliergliela, ma lei si nega: quando il suo corpo sarà pronto, la espellerà da solo.
Perché una scena domestica apparentemente inutile poco prima del disastro ? La solita americanata, come dicevano i miei interlocutori ? Secondo me no.

    E’ l’alzata del tema. Lo spunto in cui dal marasma dei primi minuti comincia a disegnarsi il vero cuore del film: di che cosa parla questa storia veramente ? Del faticoso, lunghissimo cammino dell’uomo per garantirsi una sopravvivenza, della sua capacità di espellere il male, di farsi un sistema difensivo.
Nel frattempo, la storia tra questo padre con i suoi figli non va tanto bene. Loro hanno la sensazione di non essere niente per lui. Lui non ha preso mai in considerazione la possibilità di fare veramente il padre. Ma ecco che la realtà esterna, gli alieni, lo costringono ad occuparsi di loro. Lo costringono ad andare contro se stesso, contro la sua pigrizia e la piccolezza delle sue vedute. Lo spingono a progettare, a lavorare sodo per risolvere un problema. Grazie all’urgenza esterna, questo padre dimentica se stesso e scopre finalmente la relazione con i propri figli.

    Poi, la svolta che ha deluso molta parte del pubblico: nessuno batte gli alieni. Soltanto i microrganismi che popolano la terra, cui loro sono esposti. Muoiono da soli. Un film di fantascienza senza l’impresa, un film d’azione senza eroe. Ma che razza di film è ? Che specie sottile di tradimento narrativo ? L’eroe c’è, invece. L’azione anche. E’ quella che abbiamo descritto. Un uomo immaturo diventa padre. Quando è pronto, lascia andare la parte irrisolta di sé, quel buon senso cinico fatto di conti da pagare e preoccupazioni concrete, e scopre un livello che non pensava di poter vivere.
Eppure, il film funziona poco…

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