Lo spunto di oggi – Lo scontro decisivo

 

 

    Avviene per tutti, prima o poi. E quindi anche per i nostri personaggi. Lo scontro decisivo, quello senza ritorno, che pone fine alla guerra. Solitamente è la fine del secondo atto, e schiude le porte del terzo, che configura il nuovo equilibrio. Anche su questo punto di solito si riflette troppo poco. Nel senso che la dominante nascosta è “come va a finire”. E’ quello che più o meno si vuol sapere di un film che si è visto fino a metà.

    Ma per chi scrive, lo scontro decisivo è un momento unico di conoscenza della propria storia, del motore profondo che ha mosso il suo personaggio. Non dobbiamo pensare genericamente alla battaglia finale come a un momento violento che decreta la vittoria o la sconfitta del nostro eroe. Perché l’uomo non è definito tanto dall’esito delle proprie azioni quanto dal modo in cui le ha compiute. Nel novanta per cento dei casi assistiamo a battaglie decisive con esiti positivi, il cinema ospita anche storie diverse ma il suo mercato si regge sugli happy end. Eppure, anche se il finale è prevedibile, il loro percorso può esserlo molto meno.

    Penso alla battaglia decisiva di “Mare Dentro”. Il protagonista porta al limite estremo ciò che lo ha profondamente connotato per tutto il film: una grande lucidità intellettuale e la ricerca di una vera libertà morale. Ecco la sua battaglia decisiva: davanti alla videocamera, con il bicchiere di veleno davanti. Dice più o meno: sono qui e questo è un bicchiere di cianuro. Per trovarmi in questa posizione adesso, ho chiesto a persone diverse di fare ciascuna una cosa per me. Nessuna di loro poteva conoscere il fine della mia richiesta. Per cui nessuno di loro è responsabile di quanto sto per fare. Lo sono soltanto io.

    Non può che morire così, affermando la propria libertà interiore e la propria volontà, a dispetto dei suoi limiti fisici che lo paralizzano nel letto. Non piange, non si rattrista, non perde di rigore. Al passo estremo si fa estrema e chiarissima la sua identità. Sappiamo molto bene come finirà ma siamo lì a guardare rapiti, perché è lui, proprio lui che sta morendo. E quello è il suo congedo, che porta la sua firma.

    Insomma, il momento di definizione di una guerra, oltre che il vincitore definisce anche le identità dei contendenti. Ma è frutto di quest’epoca in cui identifichiamo noi con le nostre vittorie e gli altri con le loro sconfitte passare sopra a ciò che – nascosto nella molteplicità delle nostre azioni – dice profondamente qualcosa di noi.

Pubblicato da Giovanni

Mi chiamo Giovanni Covini. Faccio il filmaker e mi guadagno da vivere insegnando cinema. Nel 2006 ho vinto un David di Donatello e un Nastro d’Argento per Un Inguaribile Amore, documentario visibile attraverso il link sulla mia homepage. Nel 2012 ho pubblicato Le Ferite dell’Eroe, per Dino Audino Editore. Nel 2017 lavoro ad una docu-fiction sul rapporto fra Cristiani e Musulmani, attraverso il Romeo e Giulietta di Shakespeare.

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