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Radiografie – Romanzo Criminale, di Michele Placido

 
 
    Prima di analizzare questo film, devo confessare una mia particolare lontananza dal cinema che racconta pezzi di Storia. Raramente funziona in quanto cinema, quasi mai come strumento didattico, spesso è sostanzialmente materiale divulgativo. Per di più, anche se non c’entra niente, sono abbastanza allergico ai gangster movie. Romanzo Criminale, quindi, aveva proprio tutto per non piacermi. Perché è un film su un pezzo di storia italiana, girato come un gangster movie. Invece mi ha sorpreso. E’ girato, recitato e montato meglio della media dei film nazionali, e questo va detto.

    L’aspetto che vorrei radiografare, è la tattica della sceneggiatura di questo film. Ognuno di noi ha dentro di sé come una bussola, un sistema di gerarchie che gli indica cosa è giusto e cosa è sbagliato, cos’è importante e cosa non lo è. Quando però ascoltiamo un amico che ci racconta la sua vicenda personale, sospendiamo il nostro giudizio morale sulla persona – perché le vogliamo bene – e facciamo semplicemente il tifo. Per questo diventano leciti malefatte, amanti, furti e persino omicidi. O comunque, se anche non diventano leciti, non inficiano l’immagine che abbiamo del nostro amico. Mi ha sempre colpito lo sguardo sincero dei genitori dei figli balordi che commettono qualche disastro, che in televisione dicono: è sempre stato un bravo ragazzo.

    Quando si racconta una storia, quindi, la prima cosa che deve avvenire se lo spettatore è coinvolto è una sorta di sospensione etica. Il personaggio che amiamo sbaglia ma resta nel nostro cuore. Si tratta di capire, narrativamente, come fare a far innamorare il pubblico di un personaggio che commette omicidi reiterati e truculenti. Qui entra la tattica del gangster movie. C’è una vera e propria strategia, anche di vecchia data e quindi ben consolidata, per far amare o odiare un personaggio. Qualche esempio: un personaggio che soffre ci attira, un personaggio che gode ci disturba a meno che il suo piacere non giunga al termine di un lungo percorso non facile. Un personaggio con un qualsiasi tipo di svantaggio muove la nostra simpatia, un avvantaggiato no. Eccetra.

    Il gangster movie, gioca a trasferire alcuni di questi elementi nel personaggio peggiore. Il gagster rappresentava infatti un po’ il cattivo metropolitano per definizione, l’esperienza più diretta e quotidiana che si poteva fare del male. A questo scopo vi si cercava del buono, dell’umanità. Perché l’unica cosa interessante in un cattivo sono i motivi per cui lo è. E’ così che fin dai tempi di James Cagney la crudeltà nasce dalla fragilità, l’efferatezza dalla debolezza, la voglia di potere dal complesso d’inferiorità. Nel film di Michele Placido si tratta di un vero e proprio trasloco. La banda annovera nelle sue fila gente che ha sacrificato una gamba per salvare gli amici, che si inietta sangue infetto e letale pur di rivedere la propria donna, donne che accettano di vivere con un uomo che non amano pur di salvare quello che amano, killer che si fermano sul più bello per la presenza di una bambina (magari…) e molto altro ancora.
    E… i buoni ? Il povero commissario di polizia ? Quanto di più meschino, naturalmente. Mediocre, sessualmente incontinente di fronte alla donna dei suoi sogni, con la quale ha il coraggio di andare a letto ma non quello di aiutarla a cambiare esistenza né quello di offrirle una vita con lui.

    Nel frattempo, la vita italiana scorre. Moro, la strage di Bologna. Quasi ad agganciare tutto questo ad una maggior credibilità e verità. E in effetti, come dicevo, il film a mio avviso funziona. Rimane un rammarico: che un film del genere, nel quale Michele Placido e gli attori hanno lavorato così bene, abbia una strategia di sceneggiatura così senza misura. Questo trasloco integrale e senza alcuna crepa di buone qualità e atti di eroismo nello schieramento dei “cattivi”, rende un film che poteva essere un’analisi di quegli anni, semplicemente un film di genere. Niente di male, naturalmente: i film di genere funzionano, altrimenti non sarebbero diventati di genere. Però con un po’ più di coraggio…. mi spiego: quando mostro un personaggio “cattivo” così arricchito di qualità e di virtù, sostanzialmente sto nascondendo la presenza del male. Un tema molto ampio, che va oltre questo film e che mi piacerebbe riprendere prossimamente.

One comment on “Radiografie – Romanzo Criminale, di Michele Placido

  1. adrina ha detto:

    la tua amica e lettrice, nonché “aspirante scribacchina” (per ora mi accontento del divertimento che mi procura) trova basilare e utile il tuo suggerimento sulla sospensione etica e su come far amare un personaggio.
    Ma cambio film anche se non argomento: sei andato a vedere Profumo? Che cosa ne pensi? Ho letto cose pessime, ma stranamente, pur avendo letto il libro, il film a me e ad altre persone è piaciuto=ha superato la prova. Ciao

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