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Lo spunto di oggi – Fauré, Racine. Il giorno eterno della terra e dei cieli.

 

 

    Questo è il testo del Cantico di Jean Racine:

 

Verbe égal au Trés-Haut Notre unique espérance,

Jour éternel de la terre et des cieux,

De la paisible nuit nous rompons le silence,

Divin Sauveur, jette sur nous les yeux! 

 

Répands sur nous le feu de la gràce puissante,

que tous l’enfer fuie au son de ta voix,

Dissipe le sommeil d’une àme languisante,

qui la conduit à l’oubli de tes lois!

 

O Christ soit favorable à ce peuple fidèle

pour te benir maintenant rassemblé,

Reçoit les chants qu’il offre, à ta gloire immortelle,

et de tes dons qu’il retourne comblé! 

 

Qui potete ascoltare la musica di  Fauré:

http://fr.wikipedia.org/wiki/Cantique_de_Jean_Racine_(Faur%C3%A9)

 

Fulminato da tanta bellezza, non trovo parole per commentarlo…. buon ascolto. 

3 comments on “Lo spunto di oggi – Fauré, Racine. Il giorno eterno della terra e dei cieli.

  1. giovanni ha detto:

    Grazie a te Gigi… quanto prima un link su un tuo pezzo. Esiste un mp3 del tuo Padre Nostro ? Lo mettiamo qui su e lo facciamo ascoltare ? Notizia: giovani musicisti di oggi si misurano con la tradizione del sacro e la proseguono…. sarebbe bello no ? gio.

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  2. gigi ha detto:

    No dai, un commento serio devo cercare di farlo…Ringrazio Giovanni per questa segnalazione. E’ un brano che non conoscevo e anch’io dico che questo è il pezzo che più si avvicina alla magia dell’Ave Verum di Mozart (oddio..per quel che ho potuto ascoltare e studiare: ovviamente chissà quanti altri ce ne saranno che purtroppo ignoro): per semplicità di ideazione, per suggestione…e per apnea: sono musiche che ascolti quasi trattenendo il respiro. Però…un “però” c’è a mio avviso, ed è l’unico ma significativo limite (che l’Ave Verum non ha): la lingua. Il Francese purtroppo si conferma molto debole (musicalmente parlando) ed inadatto al canto. Seguendo il testo dal sito di giò contemporaneamente all’ascolto della musica (con una versione diversa dal link proposto), si colgono con evidenza le difficoltà che Faurè incontra nel musicare il testo di Racine: più sillabe su una stessa nota o sospensioni di vocali trattenute a lungo, cadenze non proprio naturali, accenti della lingua che non si sposano perfettamente con quelli musicali; tutti elementi che, nel loro insieme, disturbano assai l’ascolto (nonostante, almeno nella versione in mio possesso, il coro “mescoli” talmente vocali e consonanti da non farti quasi riconoscere di che lingua si tratti). Tutto ciò limita fortemente l’ispirazione di Faurè la quale comunque, in questo brano – lo ribadisco – appare su livelli altissimi e fortemente penetrante; la struttura musicale è semplice ma immediata, senza filtri, scritta di primo pugno..almeno per l’effetto che ha fatto su di me. Complimenti ovviamente a Faurè (pleonastico) ma anche a Giò per questo “rubino” regalatoci fra tanti sassi che quotidianamente ci tocca ricevere.
    Gigi

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  3. gigi ha detto:

    Bè..che dire, anch’io non ho parole (per fortuna) e dico: oh che bello sarebbe se qualcuno avesse la possibilità di dire a tutto il mondo a un certo punto: “scusate un attimo, vi faccio sentire una cosa…”

    p.s.: ma sei pazzo, se pensi che io metterò mai le mani dentro qui….

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